100 assorbenti per Sally Ride e altri episodi di astrosessismo

La Nasa cercò di mandare l’astronauta Sally Ride nello spazio con 100 assorbenti e altri episodi di “astrosessismo”

“Ricordiamo quando la Nasa mandò una donna nello spazio per solo sei giorni e le diede cento assorbenti. CENTO ASSORBENTI. Le chiesero: “pensi possano bastarti?”. Perché no: loro non sapevano se le sarebbero bastati. Stiamo parlando delle menti più geniali della nazione. Di persone che sono letteralmente astroscienziati. CENTO ASSORBENTI.”

100 Tampons, Marcia Belsky

Così recita una canzone scritta da Marcia Belsky e diventata popolare qualche tempo fa sui social.

L’episodio raccontato è quello di Sally Ride, prima donna americana ad andare nello spazio. L’astronauta partecipò nel 1983 a una missione del Challenger, la STS-7, il cui obiettivo era rilasciare in orbita due satelliti per le telecomunicazioni.

Nel 1978 la Nasa, infatti, istituì il primo corso da astronauti aperto anche alle donne. A questo corso parteciparono sei aspiranti astronaute, tra cui anche Ride. L’agenzia governativa americana, però, era un po’ confusa su quali fossero i bisogni delle donne.

L’episodio degli assorbenti è stato raccontato dalla stessa Sally Ride durante un’intervista del 2002. In realtà il testo della canzone di Belsky, pensato per essere satirico, non è del tutto esatto. Alla fine, l’astrofisica infatti non ha veramente viaggiato nello spazio invasa da tamponi. Ha, invece, raccontato che, non sapendo quanti assorbenti le sarebbero potuti servire per sei giorni nello spazio, la Nasa aveva chiesto a lei se cento potesse essere il giusto numero. E quando aveva risposto: “no, direi proprio che non è il giusto numero”, la Nasa aveva ribattuto che voleva solo “essere al sicuro”.

Al sicuro da cosa? Dal temibile sangue mestruale?

Sally Ride, U. S. Information Agency

Ma questo episodio non è certo l’unico di evidente ignoranza sui bisogni femminili, per non dire di aperto sessismo nei confronti delle astronaute.

Qual è il giusto make up per un’astronauta?

Sempre nel 1978 la Nasa iniziò a interrogarsi anche su un’altra questione di vitale importanza per una donna nello spazio: quale make-up portare?

“Gli ingegneri della Nasa, nella loro infinita saggezza, hanno deciso che le astronaute avrebbero voluto del make up – così hanno ideato un kit… Potete solo immaginarvi delle discussioni tra ingegneri, per lo più uomini, su cosa debba andare in un kit make up”, ha affermato ironicamente Ride.

Il kit prevedeva mascara, eyeliner, ombretto, struccante per gli occhi, fard e lucidalabbra. Insomma, tutti oggetti molto utili per stare nello spazio a rilasciare satelliti. Infatti, il kit non fu mai usato.

Come può un’astronauta resistere senza uomini?

Ma gli episodi di “astrosessismo” (come l’ho ribattezzato nel titolo dell’articolo) non risalgono certo solo agli anni ’70 e ’80 del ‘900. Nel 2015, per esempio, fu chiesto a sei astronaute che stavano per partecipare a una simulazione in vista del “Russian moon mission” del 2029 se avrebbero resistito una settimana senza make up e senza uomini.

Anna Kussmaul, una delle astronaute partecipanti, rispose diplomaticamente: “andremo per fare il nostro lavoro, non avremo tempo per pensare a gli uomini”. E ancora: “chi prende parte a un esperimento non è interessata alla presenza o meno di uomini nell’equipaggio”.

Photo by A Koolshooter on Pexels.com

E la messa in piega? E i figli?

Nel 2014, invece, l’ingegnera Yelena Serova si preparava per una missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Peccato che durante conferenza stampa abbia dovuto rispondere esclusivamente a domande sulla sua messa in piega e su come avrebbe fatto la figlia di 11 anni senza di lei.

“Anche io ho una domanda”, aveva risposto Serova, “siete interessati anche alla messa in piega dei miei colleghi?”. “Questo volo è il mio lavoro”, aveva ribadito poi.

Come si fa con le dimensioni delle tute?

Per ricordare un episodio più vicino nel tempo, nel 2019 la Nasa ha cancellato una missione spaziale di solo astronaute perché “non aveva abbastanza tute spaziali della giusta dimensione“.

No, non è uno scherzo.

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Non dimentichiamo, infatti, che il problema di fondo è che solo l’11% delle persone che sono andate nello spazio sono donne. Quello degli astronauti è un mondo disegnato per essere maschile, ed è perciò ostile alle donne. Fortunatamente la situazione si avvia verso un cambiamento in positivo, ma la strada da fare è ancora lunga.

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