Da Rosy la strega a icona femminista: il personaggio di Rosalind Franklin

Rosalind Franklin è forse una delle scienziate più note della storia. Nel 1952 ha scattato la famosa “foto 51”, in cui per la prima volta era visibile la struttura a doppia elica del Dna. Il resto delle vicende è oggi tristemente noto. Quella foto fu rubata da Francis Crick e James Watson, che la usarono per pubblicare il primo modello della struttura del Dna, grazie al quale vinsero il Nobel. Tutto questo senza nemmeno nominare la scienziata defraudata della sua scoperta, che nel frattempo era morta di cancro.

“Foto 51”, in cui è visibile per la prima volta la doppia elica del Dna

Sulla figura di Franklin se ne sono dette e se ne dicono ancora molte. In “Rosalind Franklin e i suoi difensori”, la storica della scienza Soraya de Chadarevian analizza il personaggio della scienziata, e il modo in cui detrattori e difensori l’hanno descritta dopo la sua morte.

Ecco, quindi, un riassunto dei vari personaggi che Rosalind Franklin ha impersonato negli ultimi decenni.

Rosy, la strega

Rosalind Franklin divenne nota al vasto pubblico nel febbraio 1968, quando James Watson pubblicò “The Double Helix“, racconto autobiografico sulla scoperta della struttura del Dna. In questa opera, lo scienziato riconobbe per la prima volta e senza pudore quanto lui e Crick dipendessero, per la loro scoperta, dai dati di Franklin.

James Watson e Francis Crick

Nel libro scritto da Watson, la giovane scienziata interpreta il personaggio cattivo: è la sola persona ad apparire sminuita con un soprannome (Rosy) ed emerge come una donna sgradevole, triste e litigiosa, in cattivi rapporti con i colleghi e poco propensa a condividere i suoi dati. Tuttavia gli eroi della storia ottenevano accesso a questi dati attraverso l’aiuto dei loro colleghi maschi.

L’opera di Watson fu criticata dai contemporanei e dalle persone che conoscevano Franklin, tra cui Crick e Wilkins. Aron Klug, stretto collaboratore di Franklin, in una lettera criticò il fatto che lei, a differenza di tutti gli altri protagonisti, non poteva difendere se stessa. “C’è almeno una nota del libro in cui dici che lei è morta?”, scriveva.

Rosalind Franklin, l’icona femminista

Nel 1975, la giornalista Anne Sayre, amica di Franklin, scrisse “Rosalind Franklin and Dna“, biografia della scienziata. Qui Franklin viene descritta come risoluta, sensibile e altamente abile. Sayre, ricostruendo la sua vita, riflette su quanto la sua carriera e la sua fama furono osteggiate, sia durante la sua vita, sia dopo.

Rosalind Franklin

Grazie a queste riflessioni, Franklin divenne un’icona femminista, e l’emblema della condizione svantaggiata delle donne nella scienza.

Rosalind Franklin, la borghese

Nel 2002 venne pubblicata una nuova biografia di Franklin da parte di Brenda Maddox. Questa opera venne definita “postfemminista” perché non affronta il tema dell’emancipazione femminile, ma spiega i problemi di Franklin in termini della sua appartenenza all’alta borghesia, cosa che la poneva in disparte rispetto ai suoi colleghi della classe media.

Inoltre, Maddox riteneva che l’impedimento maggiore della carriera della scienziata fosse stato la sua morte prematura, non il suo essere donna.

Rosalind Franklin, la scopritrice della doppia elica del Dna

Insomma, con il passare degli anni c’è stata una continua trasformazione del “personaggio” Rosalind Franklin. Da strega, a eroina maltrattata, da icona femminista ad abile donna di scienza. Questa trasformazione riflette le linee di tendenza del pensiero femminista.

Rosalind Franklin

Sicuramente, il fatto che l’immagine di Franklin rifletta questi cambiamenti, indica il grado in cui lei, insieme alla doppia elica, sia diventata una figura di riferimento del nostro tempo (femminista o no). E, come suggerì Osman Elkin, sarebbe anche il momento di cambiare l’immagine della scoperta della struttura del Dna, riferendosi finalmente al “modello di Watson, Crick e Franklin“.

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