Stereotipi di genere e scienza: l’esempio dei premi Nobel 2020

*L’articolo che segue è il capitolo 3 della mia tesi del Master “La scienza nella pratica giornalistica” che ho frequentato a Sapienza Università di Roma nell’anno di corso 2019-2020. Il titolo della tesi è “Stereotipi di genere e scienza: esempi nel giornalismo scientifico”, il docente guida è Pietro Greco, e la relatrice Isabella Saggio.*

*Per avere una versione riassunta e semplificata del capitolo vi rimando a un articolo che ho scritto per Hella Network.*

Al fine di individuare nella pratica alcuni stereotipi di genere nella comunicazione della scienza, in questo lavoro è stata svolta un’analisi del contenuto di alcuni articoli presenti in giornali online. In particolare, si è confrontata la comunicazione degli articoli di alcuni giornali scientifici e generalisti online che hanno riportato la vittoria del premio Nobel per la chimica 2020, vinto da Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, due donne, e la comunicazione degli articoli che hanno riportato la vittoria del premio Nobel per la medicina 2020, vinto da Micheal Honghton, Harvey Alter e Charles Rice, tre uomini.

3.1 Materiali e metodi

Come anticipato nei capitoli precedenti, studiare la comunicazione è uno dei metodi fondamentali con cui in sociologia si individuano i bias culturali o gli stereotipi: i media sono l’arena pubblica in cui gli stereotipi vengono sia trasmessi che perpetuati. L’”analisi del contenuto” designa, in realtà, un insieme piuttosto ampio ed eterogeneo di metodi di controllo di ipotesi su fatti di comunicazione. Questi metodi possono essere sia di tipo qualitativo che quantitativo. In questa tesi, il tipo di analisi del contenuto utilizzata è un “mixed methods” ovvero un tipo di ricerca in cui si combinano sia approcci di ricerca qualitativi che quantitativi, per una comprensione più ampia e profonda del fenomeno [13]. Inizialmente si è utilizzata la Content analysis tradizionale o semantica quantitativa, una tecnica quantitativa semplice e riproducibile. Per fare questo tipo di analisi occorre scomporre il testo in unità di analisi all’interno di categorie opportunamente definite, chiamate “unità di classificazione”. L’unità di classificazione più semplice è la “parola” ovvero ciò che alcuni autori definiscono “l’etichetta verbale che consente di comunicare con maggiore rapidità o sicurezza” e altri “successioni di caratteri dell’alfabeto delimitati da separatori”. Poi ci sono i “simboli-chiave” che possono essere sia parole, sia combinazioni di più termini, quindi “locuzioni”, cioè gruppi di parole che hanno un significato unitario (ad esempio, “vedere rosso” a significare “adirarsi”). Quando l’unità coincide con l’intera frase si parla di una “proposizione”, e infine c’è il “tema” ovvero un’affermazione su un determinato elemento (persona, comportamento o oggetto, ad esempio) presente nel testo ed espressa da una o più proposizioni.  La presente ricerca è concentrata maggiormente sulle unità di classificazione più semplici: le parole e i simboli-chiave. Per quanto riguarda la tecnica, si è analizzata la frequenza, ovvero il numero di volte in cui si presenta una parola o un simbolo chiave in uno o più testi [14]. In un secondo momento, si sono fatti dei commenti di tipo qualitativo tenendo conto della trattazione teorica su stereotipi di genere e scienza del Capitolo 2.

L’analisi è stata fatta su cinque giornali online, tre scientifici, uno generalista, e, per quanto riguarda Repubblica.it, sono stati presi in considerazione sia gli articoli del giornale generalista sia dell’inserto “Salute”, giornale scientifico.  In particolare, i giornali presi in esame sono stati: Wired.it, Lescienze.it, Focus.it, Repubblica.it e Corriere.it.  La ricerca degli articoli è stata fatta cercando su Google tramite una ricerca di tipo “parola chiave site:sito web”. Le parole chiave usate per trovare gli articoli sono state i nomi propri dei vincitori e delle vincitrici del premio Nobel per la chimica e per la medicina 2020, quindi: “Jennifer Doudna”, “Emmanuelle Charpentier”, “Micheal Honghton”, “Harvey Alter”, “Charles Rice”. Sono stati presi in considerazione solo gli articoli dal giorno dell’annuncio della vittoria del premio Nobel (avvenuto rispettivamente il 5 ottobre 2020 per la medicina e il 7 ottobre 2020 per la chimica) fino al giorno corrente della ricerca (gennaio 2021). Alla fine della ricerca gli articoli selezionati erano 29, di questi ne sono stati esclusi alcuni dall’analisi perché la notizia riportata non era la vittoria del premio Nobel: si citava il ricercatore o la ricercatrice in questione per altri motivi. Alla fine, gli articoli presi in considerazione per l’analisi sono stati 19.  In particolare, gli articoli di indagine classificati per titolo, data, autore, giornale e soggetto femminile o maschile (indicato con “scienziate” o “scienziati”) sono:

TitoloDataAutoreGiornaleSoggetto
Il Nobel per la chimica 2020 va a Crispr per l’editing del dna7 ottobre 2020Mara MagistroniWired.itScienziate
Perché Crispr ha fatto vincere a due scienziate il premio Nobel per la chimica7 ottobre 2020Anna Lisa BonfranceschiWired.itScienziate
Il Nobel per la medicina 2020 alla scoperta dell’epatite C ci ricorda che i virus si possono sconfiggere5 ottobre 2020Simone ValesiniWired.itScienziati
Il Nobel per la medicina 2020 alla scoperta del virus dell’epatite C5 ottobre 2020Marta MussoWired.itScienziati
Il premio Nobel per la chimica alla rivoluzione di CRISPR7 ottobre 2020RedazioneLescienze.itScienziate
Il Nobel per la medicina agli scopritori del virus dell’epatite C5 ottobre 2020RedazioneLescienze.itScienziati
La scoperta delle forbici molecolari CRISPR/Cas9 è valsa il Nobel per la Chimica 2020 a due scienziate7 ottobre 2020Margherita FronteFocus.itScienziate
Nobel per la Medicina 2020 agli scopritori del virus dell’epatite C5 ottobre 2020Elisabetta IntiniFocus.itScienziati
Nobel, premio per la Chimica a due donne: è la terza volta. Charpentier e Doudna hanno riscritto il genoma7 ottobre 2020RedazioneCorriere.itScienziate
Nobel Medicina 2020 agli scienziati che hanno scoperto il virus dell’epatite C5 ottobre 2020Silvia TurinCorriere.itScienziati
Nobel 2020: Jennifer Doudna, la mamma del taglia e incolla del codice della vita: “Non sono Frankenstein”6 dicembre 2020Tom WhippleRepubblica.it (Salute)Scienziate
Il Nobel per la chimica alle inventrici di Crispr, il metodo per riscrivere il Dna. Sono Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna7 ottobre 2020Elena DusiRepubblica.itScienziate
Nobel per la Chimica alle inventrici di Crispr. L’obiettivo è sviluppare nuovi farmaci contro il tumore7 ottobre 2020Daniele BanfiRepubblica.it (Salute)Scienziate
Nobel per la chimica, vincono due scienziate del Dna8 ottobre 2020Elena DusiRepubblica.itScienziate
Charles Rice: “ho vinto il Nobel per la Medicina ma io volevo studiare i ricci di mare”22 dicembre 2020Giuliano AluffiRepubblica.itScienziati
Nobel Medicina, chi sono i tre vincitori5 ottobre 2020RedazioneRepubblica.it (Salute)Scienziati
Il Nobel per la medicina a Harvey Alter, Michael Houghton e Chalres Rice per la scoperta del virus dell’epatite C5 ottobre 2020Elena DusiRepubblica.it (Salute)Scienziati
Volevo imboscarmi e ho preso il Nobel17 dicembre 2020Giuliano AluffiRepubblica.itScienziati

La Figura 5 schematizza l’appartenenza degli articoli ai giornali online presi in esame.

Figura 5. Articoli selezionati per ogni giornali online

Di questi articoli, 10 erano riferiti al premio Nobel per la chimica, vinto da due donne, e 9 riferiti al premio Nobel per la medicina, vinto da tre uomini, come mostra la Figura 6.

Figura 6. Proporzione di articoli di scienziate e di scienziati utilizzati

La Figura 6 mostra che la copertura mediatica dei due premi Nobel è stata pressocché paritaria.

3.2 Risultati

L’analisi della comunicazione dei 19 articoli selezionati ha evidenziato una serie di stereotipi di genere presenti nella narrazione delle scoperte fatte da scienziate donne, contrapposta a quelle fatte da scienziati uomini. Le parole e i simboli-chiave usati per una prima ricerca sono stati divisi in categorie di stereotipi di genere legati alla dimensione maschile e femminile.

 Le prime parole che si sono cercate sono: “donna”, “femminile”, “uomo” e “maschile”. Tutte le parole sono state cercate in tutti gli articoli, sia quelli il cui soggetto erano gli scienziati, sia quelli il cui soggetto erano le scienziate, anche se “donna” e “femminile” sono stati trovati solo negli articoli il cui soggetto erano le scienziate, il termine “maschile” non era presente in nessun articolo, e il termine “uomo” era presente 5 volte in vari articoli, ma mai con il significato di “essere umano di genere maschile”, quindi contrapposto a “donna”, ma di “essere umano” in generale (ad esempio, “storia dell’uomo”). Comunque, per l’analisi quantitativa, è stato considerato nella statistica (Figura 7) anche il termine “uomo” con accezione di “essere umano”.

Figura 7. Ricorrenza della parola “uomo”, “maschile”, “donna” e “femminile” negli articoli selezionati

Nella Figura 8, invece, è rappresentata la frequenza delle parole legate proprio al genere maschile e femminile, quindi non è stata considerata la parola “uomo” nell’accezione di “essere umano”, ma sono in quella di “essere umano di genere maschile”.

Figura 8. Frequenza delle parole donna/femminile e della parole uomo/maschile

Altre parole che si sono cercate nei 19 articoli selezionati sono quelle legate alla sfera genitoriale, ovvero al ruolo del genitore. Si è cercato: “mamma”, “papà”, “madre” e “padre”, in tutti gli articoli, sia quelli come soggetto le scienziate, sia in quelli con come soggetto gli scienziati. È emerso che le parole “padre” e “papà” non erano presenti, e le parole “madre” e “mamma” erano presenti solo negli articoli con soggetto le scienziate, come mostra la Figura 9.

Figura 9. Frequenza delle parole madre/mamma e padre/papà

Altra cosa che si è frequentemente trovata nel testo, in particolare degli articoli con come soggetto le scienziate sono le metafore legate al mondo del cucito. Certo, la scoperta per cui Doudna e Charpentier hanno vinto il Nobel è legata al “tagliare” il DNA, ma la grande frequenza di espressioni come “scienziate del taglia e cuci” o metafore legate al mondo della moda e della sartoria sembrano un rimando a una posizione che per la donna sia più “tradizionale”, come quella della sarta, della casalinga o della persona che pensa alla moda. In particolare, l’espressione (o simbolo-chiave) “taglia e cuci” è presente 8 volte, in un articolo di Repubblica.it le due donne vengono chiamate “couturier”, termine francese che indica il creatore di moda, e la parola “elegante” compare più di una volta negli articoli che hanno come soggetto le scienziate. “Crispr è un nome complicato, ma può essere tradotto in modo semplice con “taglia e cuci del Dna”. Un soprannome appropriato, vista l’eleganza e la solarità delle vincitrici”, scrive per esempio Elena Dusi su Repubblica.it. Questa metafora non è presente negli articoli che hanno come soggetto gli scienziati, e in realtà non sono presenti particolari metafore che fanno pensare a tipi di lavori diversi da quello dello scienziato.

Un altro aspetto che si è analizzato è la presenza della parola “lavoro” e della parola “impegno” (Figura 10), presenti in misura notevolmente maggiore negli articoli con soggetti maschili.         

Figura 10. Frequenza delle parole “lavoro” e “impegno” negli articoli selezionati

Un altro aspetto che si è misurati in questo lavoro è il numero di righe che gli articoli hanno dedicato ai curriculum delle scienziate e degli scienziati protagonisti della scoperta. Questo tipo di analisi può rientrare nella categoria “tema”, ma, in realtà, per come è stata svolta l’analisi è più una riflessione di tipo qualitativo. Siccome gli scienziati vincitori del premio Nobel per la medicina 2020 sono tre e le scienziate vincitrici del premio Nobel per la chimica sono due, si è fatta una proporzione per uniformare i risultati (Figura 11).

Figura 11. Proporzione tra le righe di curriculum degli scienziati e delle scienziate

La Figura 11 mostra che il numero di righe dedicato al curriculum dei tre scienziati vincitori del premio Nobel per la medicina 2020 è notevolmente maggiore del numero di righe dedicato alle vincitrici del premio Nobel per la chimica 2020. Le righe di curriculum non rappresentano un dato oggettivo in quanto la misura dipende dall’impostazione della pagina e dalla dimensione del testo, però, essendo gli articoli dello stesso giornale impostati più o meno nello stesso modo, questo dato può essere comunque un’indicazione orientativa nella discrepanza tra lo spazio che è stato lasciato per scrivere della carriera di vincitori e vincitrici.

Si è osservato anche che Elena Dusi nei due suoi articoli scritti su Repubblica.it per annunciare la vittoria del premio Nobel per la chimica scrive per due volte che, essendo rimasta una sedia vacante nel Nobel per la chimica 2020 (i vincitori possono essere fino a tre), questa sarebbe potuta andare a un uomo. “È la prima volta, in oltre un secolo di Nobel, che un premio è assegnato a due donne. Poiché non mancavano i pretendenti uomini, e visto anche che il Nobel può essere assegnato a tre persone, quell’ultima sedia lasciata vuota dagli accademici svedesi è parsa un gesto di finezza per concentrare tutta la luce sulla coppia Charpentier-Doudna”, scrive Dusi in uno degli articoli, mentre nell’altro: “È la prima volta che nessun uomo entra fra i vincitori di un Nobel. Per Crispr non mancavano certo i candidati, e l’Accademia delle scienze avrebbe potuto aggiungere un altro vincitore: il massimo è tre”.

3.3 Discussione

I risultati mostrano una tendenza dei giornali online presi in esame a veicolare, tramite l’uso di determinate parole, una serie di stereotipi di genere tradizionalmente presenti nella rappresentazione delle donne nella scienza. Prima di tutto, la forte presenza delle parole “donna” e “femminile” contrapposta alla presenza nulla delle parole “uomo” e “maschile” evidenzia che, negli articoli con le scienziate come soggetto, uno dei topic trattati era proprio il genere della persona vincitrice del Nobel, quando si trattava di una donna. Le statistiche mostrano che sicuramente una donna che vince il premio Nobel è stato ed è ancora un fatto eccezionale: le vincitrici del premio Nobel in ambito scientifico sono state solo 24 da Marie Curie al 2020. Allo stesso tempo, però, porre l’accento sul genere della persona che ha vinto il premio non fa che accentuare l’idea che la notizia sia il genere della persona che ha vinto il premio in ambito scientifico, più che la ricerca in sé. In un articolo del Corriere.it il fatto che le vincitrici siano “due donne” è specificato addirittura nel titolo, dove si pone anche l’accento sul fatto che sia “la terza volta” che questo succede. Questo perpetua lo stereotipo che la scienza sia “una cosa da uomini” e che, se poi ci capita in mezzo qualche donna, è un fatto eccezionale che non rappresenta e non può rappresentare la normalità. Anche il fatto che Dusi abbia sottolineato nei suoi articoli quanto fosse strana l’assenza maschile tra i vincitori del premio Nobel per la chimica, visto che c’era anche un posto vacante, è sintomo di quanto nell’immaginario della società siano gli uomini a dover occupare determinate posizioni in ambito scientifico o vincere premi e, quando questo non accade, è strano, quasi fastidioso. “È parso un gesto di finezza per concentrare l’attenzione sulla coppia Doudna-Charpentier”, scrive Dusi, ma forse non è assurdo pensare che semplicemente lo scorso anno nessun uomo ha meritato la vittoria del premio Nobel per la chimica.

Altri stereotipi di genere evidenziati dai risultati riguardano il ruolo tradizionale della donna, che fino a qualche decina di anni fa poteva essere istruita solo nel ruolo di casalinga e di madre. Le parole “mamma” e “madre” vengono ripetute negli articoli riguardanti la vittoria delle scienziate, mentre le parole “padre” e “papà” sono del tutto assenti. Anche quando con la parola “mamma” non si vuole indicare letteralmente il ruolo di madre, ma magari figuratamente quello di “creatrice del sistema CRISPR/Cas9 per l’editing del genoma” questa parola rimanda comunque al ruolo materno che una donna rappresenta sempre, nello stereotipo, anche quando si sta parlando dei suoi successi accademici. Il rappresentare le scienziate come madri è anche un modo per porre l’accento sulla loro vita privata e familiare, sminuendo o comunque mettendo da parte la loro carriera. Dopo l’annuncio dei vincitori dei premi Nobel 2020, hanno fatto molto discutere anche i titoli dedicati ad Andrea Ghez, scienziata vincitrice del premio Nobel per la fisica, definita da alcune testate come “mamma e nuotatrice”, ma “quando mai abbiamo letto di Mario Rossi, padre di famiglia e giardiniere per passione che vince il premio Nobel”, per citare Serena Fabbrini. Lo stesso discorso si può fare nell’utilizzo di parole che rimandano al mondo della sartoria e della moda, carriere tradizionalmente femminili e che ricalcano lo stereotipo della donna casalinga che cuce e rammenda o che pensa ai vestiti, più che alla scienza. Mentre definire le scienziate “eleganti e solari” è un rimando al loro aspetto fisico.

Per quanto riguarda gli stereotipi di genere maschili, le parole “lavoro” e “impegno” si trovano più frequentemente negli articoli che hanno come soggetto gli uomini, mentre in quelli con soggetti femminili sono più frequenti espressioni di stupore e modestia per la vincita del premio. “Ho pensato che volesse un’opinione sulla vittoria di qualcun altro”, dice ad esempio Jennifer Doudna a proposito della chiamata da Stoccolma per l’annuncio della vittoria del Nobel nell’intervista riportata da Tom Whipple su Repubblica.it. Questo ricalca sia lo stereotipo di genere della donna che non arriva a grandi e meritati risultati in ambito scientifico grazie al suo duro lavoro e al suo impegno, ma quasi per caso, non essendo predisposta per la scienza, sia lo stereotipo della “brava” donna modesta e poco avvezza ai piedistalli. Infine, il fatto che le righe totali dedicate al curriculum degli uomini siano notevolmente di più delle righe dedicate alle donne (nonostante il fatto che tutti e cinque gli scienziati abbiano alle spalle una lunga carriera accademica) è sempre indice del fatto che il focus, quando si parla di donne, è troppo spesso, più o meno implicitamente, sul loro ruolo di madre, di casalinga, di attenta alla moda, e non sul curriculum accademico. Di contro, agli scienziati non viene affidato nessun altro ruolo e nessun’altra sotto-carriera, e quindi viene più naturale dedicare spazio al ruolo di scienziato vero e proprio, rimandando alla carriera accademica, come è giusto che sia.

L’analisi del contenuto di questo lavoro ha alcuni limiti, dati prima di tutto dal campione, che rappresenta un singolo caso di narrazione del lavoro di scienziate e scienziati, e poi dal numero di articoli e di giornali online presi in considerazione per l’analisi, inadatto per un’analisi del contenuto esclusivamente quantitativa (anche per questo è stato usato un mixed methods). Il lavoro vuole essere un esempio di come gli stereotipi di genere vengono veicolati dai nuovi media, e rappresenta uno spunto di riflessione per ricerche successive e più approfondite.

Fonti

13. Schoonenboom, J., Johnson, R.B. How to Construct a Mixed
Methods Research Design. Köln Z Soziol 69, 107–131
(2017)

14. Giuseppe Tipaldo, “L’analisi del contenuto nella ricerca
sociale. Spunti per una riflessione multidisciplinare”, per
conto della redazione dei Quaderni di Ricerca del
Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Torino,
Edizioni Libreria Stampatori, Torino, 2007

Se vuoi saperne di più leggi chi sono o contattami, e non dimenticarti di seguirmi su Instagram dove abbiamo discusso insieme anche di questa ricerca (trovi le storie in evidenza sotto “Come parliamo delle scienziate da Nobel”)!

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